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Notizie
La “nostra quota” di biosfera

Rispettare i limiti della natura per una società sostenibile

 

Lasciare la propria impronta nel campo artistico, scientifico, tecnologico è stata da sempre l’aspirazione di singoli individui, di gruppi, di popolazioni, che hanno desiderato a lasciare di sé un ricordo perpetuo nella storia dell’umanità. In tempi recenti si parla invece di una impronta diversa, in un certo senso molto più concreta e misurabile: mi riferisco alla impronta ecologica, quell’indicatore che fornisce informazioni sulla sostenibilità dei consumi di una comunità e sul loro impatto, correlandoli alla effettiva disponibilità di territorio. In pratica l’impronta ecologica esprime quanta natura utilizziamo per sostenere il nostro stile di vita.

Ma perché non domandarsi se le risorse naturali sono sufficienti per tutto ciò che consumiamo, oppure se gli ecosistemi sono in grado di riassorbire tutto ciò che scartiamo? L’intera umanità utilizza in un anno più di quello che la natura è in grado di rigenerare nello stesso periodo e così si sta consumando il “capitale naturale” globale della Biosfera, avviandosi rapidamente verso un deficit ecologico piuttosto preoccupante.

E’ chiaro che solo una parte dell’umanità consuma una gran quantità di risorse, mentre molte persone non sono in grado di soddisfare neppure le minime esigenze di sopravvivenza. La distribuzione geografica dei consumi e degli scarti è pertanto del tutto ineguale e ingiusta ed è spesso motivo di conflitti particolarmente gravi e devastanti. Il sistema economico e commerciale attuale, con gli apporti tecnologici sempre più efficienti, non sempre comporta un risparmio delle risorse in quanto, determinando un abbassamento dei costi e dei prezzi, tende a favorire i consumi e di conseguenza ad aumentare l’impronta ecologica. Mentre requisito fondamentale di una società “sostenibile” sarebbe quello di vivere entri i limiti posti dalla natura, in modo da non superarne le capacità di carico ecologiche. Il calcolo dell’impronta ecologica* permette di valutare i costi dello sviluppo ed è una spia della sostenibilità ambientale, che può fornire indicazioni utili sui nostri consumi per decidere di quanto dobbiamo ridurli e come cambiare il nostro stile di vita per contribuire a limitare i “disastri ambientali”.

 

*per il calcolo dell’I.E. si può consultare il sito del WWF, ricordando quanto tale misurazione possa essere importante in un processo formativo di apprendimento rivolto a giovani e giovanissimi.

Doretta Canosci

Geografa e docente di Educazione Ambientale

presso l’Università degli Studi di Perugia

 

 

 

 
16 giugno 2009: “La Matta...ria” torna in scena

 

Il Gruppo teatrale “La matta...ria”, erede con grande successo del vecchio “Gruppo Artistico” di San Marco fondato nel 1939 da Giuseppe Roila (Peppinetto), anche quest’anno è pronto per regalare nuovi sorrisi, grazie ancora alla generosità e la disponibilità del Parroco di San Marco Don Giuseppe Cistellini. Tutti in attesa per la prima della stagione 2009, l’appuntamento è il 16 Giugno presso l’area della festa di S.Orfeto a San Marco alle ore 21:00, ingresso gratuito, manifestazione patrocinata dalla IV Circoscrizione e realizzata con il consueto appoggio dell’Associazione Amici di S. Orfeto ed il Centro Socio Culturale di San Marco. I Ragazzi de “La matta...ria” dopo le varie attività invernali (vogliamo ricordare il successo con “Babbo Natale per le vie di San Marco”, il pomeriggio della vigilia di Natale, che è ormai entrato nella tradizione del Paese, iniziativa premiata anche dal Comune di Perugia per il concorso “Forme Creative 2008”), anche quest’anno tornano sul palcoscenico con uno spettacolo totalmente nuovo, sempre con il loro inconfondibile stile del Cabaret da villaggio, si promettono tante risate anche con apparizioni di personaggi dello spettacolo. é tutto pronto, attori, costumiste, truccatrici, suggeritori, fonici ed il Fan Club, ormai numeroso, sarà ovviamente in prima fila ad incitare i suoi ragazzi , ma chi saranno quest’anno i successori di Arturo ed Eufemia, Peppiniello pompa pompa, Mocambo, Pongio, la Piccola Fiammiferaia, la Pasticcera, Mario il carcerato, tormentoni degli anni passati?

Lo vedremo il 16 Giugno per passare una bella serata insieme. Un ricordo particolare quest’anno andrà  al caro Francesco Osticioli (Chiccobello), cameraman e primo Fan del Gruppo. I ragazzi del gruppo vogliono infine spronare a continuare ed estendere le sinergie tra le varie Associazioni territoriali perché sono assolutamente essenziali per la crescita delle iniziative culturali del Paese. L’indirizzo di posta elettronica è: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. il recapito telefonico è 340 3730837

 

 
Un paese da conoscere tra le “pieghe” dell’Appennino

 

Preggio è un piccolo paese tra le pieghe dell’Appennino, che lotta contro lo spopolamento e soprattutto contro la perdita di identità, come tanti altri piccoli paesi che hanno dato lavoro, benessere e amor patrio ai suoi abitanti. La bellezza dei luoghi, la protezione offerta dai boschi, dai rilievi montuosi, assieme alla possibilità di dominare i piani e controllare i passi montani fecero di questo territorio un insediamento ambito fin da molti secoli prima della nascita di Cristo. Già gli antichi Italici vi praticavano la pastorizia, fondando nei pressi, un oppidum: la cittadella fortificata di Bellona, sul crinale di Monte Murlo.

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Alla riscoperta delle acque perdute

 

L'area territoriale che ricomprende l’Ecomuseo Colli del Tezio è caratterizzata da un ambiente ricco di interessanti valenze naturali, storiche ed artistiche in cui si vivono attivamente le risorse offerte da questo affascinante lembo di terra. In questo ambito numerosi sono i gruppi e le associazioni culturali che, animando e valorizzando gli interessi della popolazione, hanno espanso la loro originaria attività di base indirizzandola verso la riscoperta della risorsa naturale più diffusa: l’acqua, con tutti i suoi sistemi di approvvigionamento ed utilizzo. L’acqua, da sempre fonte preziosa di vita, ha permesso di vivere e sopravvivere, favorendo l’insediamento umano ed il suo successivo sviluppo.

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La vita sotto le bombe e i sacrifici del dopoguerra

Correva l’anno 1944. Il rumore delle bombe rompeva il silenzio intatto delle notti d’estate e svuotava i paesi costringendoli a cercare riparo tra le pendici del Monte Tezio. “Noi eravamo andati su un ricovero. Saremmo stati cento persone. Tutti accovicchiati stavamo su nà cava de terra. Siamo stati su stò ricovero quindici giorni. Se chiacchierava, se parlava ma toccava stà zitti perché passavano gli apparecchi sopra. C’era n’omino che diceva state zitti sennò ci sentono,e dico  ma ce vedono! Chè sentì n’ce sentono. Stamo ricoverati.

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