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Notizie
Ha riaperto il Fuseum, museo e Centro Culturale
Davanti alla vetrina di Sandri, in Cor­so Vannucci, due persone osservano con attenzione il quadro in materiale com­mestibile che Carla Schucani, aiutata da Luca Pottini, ha realizzato come omag­gio a Brajo Fuso, riproducendo una sua opera, in occasione della riapertura del Fuseum.
“Bello! Che rappresenta?” chiede il più giovane. “E’ un quadro di Fuso, è una composizione astratta, non deve rappre­sentare qualcosa...” - risponde quello con i capelli brizzolati- “L’ha fatto la proprie­taria della pasticceria, che è anche una brava pittrice, per celebrare a suo modo la riapertura del Fuseum”. “Ma che cos’è il Fuseum?”. “E’ un museo”. “Sì, ma di che cosa?”. “Ma di quadri di Fuso, che si trovano a Montemalbe: quadri partico­lari, alcuni fatti con pezzi di auto e altri oggetti che Fuso prendeva da Stortoni, lo sfasciacarrozze ; se ci vuoi andare, devi prendere la strada che sale al convento dei Cappuccini, ma è poco dopo l’inizio, sulla destra, c’è un cancello strano e un muro di pietra con incastonati, qua e là, pezzi di metallo ed altri oggetti. Questo museo è stato chiuso per tanti anni ma ora è stato ristrutturato e si può visitare”. “Quan­do? “. “Tutti i sabati feriali, dalle 10 alle 13, vedi, c’è scritto in quel cartello, in ve­trina...”.
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Quando in casa si viveva anche in... trentatre
Di temperamento vivace e corpora­tura minuta è la signora Teresa, graziosa casalinga di 73 anni originaria di Compresso dove ha tras­corso gli anni dell’infanzia e della pri­ma giovinezza .“Da ragazza abitavamo solo noi, i nonni, ‘l babbo, la mamma e sette figli poi piano piano s’enno spo­sati e c’e’ entrata la cognata n’casa”. La famiglia rappresentava un’entità molto più aperta e fluida di quella contem­poranea poiché si arricchiva della pre­senza delle mogli dei figli maschi che, appena sposate, andavano ad abitare nella casa del marito condividendo gli spazi necessariamente ristretti con suo­ceri e generi. 
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L’araba fenice” dello sviluppo sostenibile: tante parole e pochi interventi concreti
“Che vi sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Il Me­tastasio attribuiva queste caratteristiche all’araba fenice, il mitico uccello che viveva 500 anni e poi risorgeva dalle proprie ceneri, ma, nei tempi attuali, questa frase la po­tremmo riferire allo sviluppo sostenibile.
Ne parliamo molto, anzi un po’ troppo, siamo tutti con­vinti che si possa perseguire e cioè che esista una possi­bilità di sviluppo che non contrasti con gli equilibri ambi­entali, ma in realtà ancora esistono troppe incertezze sul come attuarlo, su quali scelte fare per rendere sostenibile il progresso.
In pratica, nessuno sa quale sia la strada da percorrere!
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Educazione ambientale all’ex molino Gamboni
È stato inaugurato ufficialmente a fine novembre l’ex molino “Gamboni” di Umbertide, in località Mola, dopo i lavori che l'hanno trasformato in un vero e proprio centro per l’educazione ambientale, dedicato in particolar modo alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Alla presenza dell'assessore regionale all'Ambiente Lamberto Bottini, dell'iegnere Pietro Innocenzi dell'Arpa e dell'ingegnere Rosilio Pallottelli dell'Enea, l'ex molino è stato restituito alla cittadinanza, uno spazio che ospiterà scolaresche ed addetti ai lavori, che potranno così andare a studiare sul campo, e toccare con mano, le varie fonti alternative – e rinnovabili – di energia, ospitate tutte nel nuovo centro.
 
Affrontare il globale: rafforzare il locale
Un sistema di produzione come quello italiano, basato su specializzazione spinta e divisione del lavoro di persone e imprese e su politiche sociali per ammortizzare le punte più aspre del ciclo economico e gestire imprevisti ed emergenze, era in evidente affanno già prima dello scoppio della bolla di pessima speculazione americana.
Lo era in conseguenza della crescente integrazione internazionale di cui non ci si attendeva la velocità e forse nemmeno l’intensità, della maggiore veemenza del conflitto di interessi tra produttori sparsi per il pianeta e dell’inserimento casuale e caotico di migliaia di immigrati assortiti. 
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