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La “nostra quota” di biosfera

Rispettare i limiti della natura per una società sostenibile

 

Lasciare la propria impronta nel campo artistico, scientifico, tecnologico è stata da sempre l’aspirazione di singoli individui, di gruppi, di popolazioni, che hanno desiderato a lasciare di sé un ricordo perpetuo nella storia dell’umanità. In tempi recenti si parla invece di una impronta diversa, in un certo senso molto più concreta e misurabile: mi riferisco alla impronta ecologica, quell’indicatore che fornisce informazioni sulla sostenibilità dei consumi di una comunità e sul loro impatto, correlandoli alla effettiva disponibilità di territorio. In pratica l’impronta ecologica esprime quanta natura utilizziamo per sostenere il nostro stile di vita.

Ma perché non domandarsi se le risorse naturali sono sufficienti per tutto ciò che consumiamo, oppure se gli ecosistemi sono in grado di riassorbire tutto ciò che scartiamo? L’intera umanità utilizza in un anno più di quello che la natura è in grado di rigenerare nello stesso periodo e così si sta consumando il “capitale naturale” globale della Biosfera, avviandosi rapidamente verso un deficit ecologico piuttosto preoccupante.

E’ chiaro che solo una parte dell’umanità consuma una gran quantità di risorse, mentre molte persone non sono in grado di soddisfare neppure le minime esigenze di sopravvivenza. La distribuzione geografica dei consumi e degli scarti è pertanto del tutto ineguale e ingiusta ed è spesso motivo di conflitti particolarmente gravi e devastanti. Il sistema economico e commerciale attuale, con gli apporti tecnologici sempre più efficienti, non sempre comporta un risparmio delle risorse in quanto, determinando un abbassamento dei costi e dei prezzi, tende a favorire i consumi e di conseguenza ad aumentare l’impronta ecologica. Mentre requisito fondamentale di una società “sostenibile” sarebbe quello di vivere entri i limiti posti dalla natura, in modo da non superarne le capacità di carico ecologiche. Il calcolo dell’impronta ecologica* permette di valutare i costi dello sviluppo ed è una spia della sostenibilità ambientale, che può fornire indicazioni utili sui nostri consumi per decidere di quanto dobbiamo ridurli e come cambiare il nostro stile di vita per contribuire a limitare i “disastri ambientali”.

 

*per il calcolo dell’I.E. si può consultare il sito del WWF, ricordando quanto tale misurazione possa essere importante in un processo formativo di apprendimento rivolto a giovani e giovanissimi.

Doretta Canosci

Geografa e docente di Educazione Ambientale

presso l’Università degli Studi di Perugia

 

 

 

 
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