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Un paese da conoscere tra le “pieghe” dell’Appennino

 

Preggio è un piccolo paese tra le pieghe dell’Appennino, che lotta contro lo spopolamento e soprattutto contro la perdita di identità, come tanti altri piccoli paesi che hanno dato lavoro, benessere e amor patrio ai suoi abitanti. La bellezza dei luoghi, la protezione offerta dai boschi, dai rilievi montuosi, assieme alla possibilità di dominare i piani e controllare i passi montani fecero di questo territorio un insediamento ambito fin da molti secoli prima della nascita di Cristo. Già gli antichi Italici vi praticavano la pastorizia, fondando nei pressi, un oppidum: la cittadella fortificata di Bellona, sul crinale di Monte Murlo.

La zona fu poi abitata da Etruschi e Romani, come attestano la splendida tomba del Faggeto, etrusca, e quella di Sagraia, romana del II sec. a.C. Proprio al periodo romano la leggenda fa risalire la vera e propria fondazione del paese: predium, caposaldo, che sarebbe da attribuirsi a militi romani sfuggiti alla strage seguita alla battaglia del Trasimeno in cui, nel 217 a.C., il console romano Flaminio sub“ una terribile sconfitta da parte di Annibale. Tuttavia il periodo che ha lasciato testimonianze concrete nel paese e nei suoi dintorni è stato quello del basso Medioevo e dei Comuni. Preggio intorno all’anno 1000 era già una proprietà dei Bourbon del Monte, secondo un Diploma dell’Imperatore del Sacro Impero Romano Germanico Berengario che lo assegnava ad Uguccione II, assegnazione confermata da Federico I Barbarossa nel 1162. Dunque fu feudo imperiale e insieme dominio ecclesiastico, infatti la Parrocchia Priorale di Preggio, col titolo di “SS. Trinità e Nostra Donna Assunta in Cielo” apparteneva al rione di Porta S. Angelo di Perugia e al parroco spettano ancora oggi il titolo e le prerogative di Priore. In quei tempi per difendere la propria autonomia i piccoli borghi si rivolgevano alle più vicine città costituitesi in libero Comune, Preggio non si rivolse ad Umbertide, allora Fracta filiorum Ubertis, ma a Perugia, cui fece atto di sottomissione nel 1189. Quindi vi si insedi˜ un podestˆ, ed un notaio, le due figure di riferimento per l’amministrazione civile e le acquisizioni e i trasferimenti dei diritti patrimoniali. I rapporti con Perugia non furono sempre facili: motivo dei contrasti fu ovviamente il pagamento delle tasse, di cui i preggesi tra il XIV e il XVI secolo continuarono a richiedere l’esenzione o la riduzione in cambio del rifacimento, ampliamento, rafforzamento delle mura a proprie spese. Di queste mura il paese conserva ampi tratti non sempre riconoscibili, poiché proprio sulla cinta muraria fu poi edificata gran parte delle case; tuttavia lungo la Via Nova, a monte, si può ancora individuare una porta a sesto acuto, e sopra di essa il beccatello dell’ultimo merlo esistente. Non mancò la visita di S. Francesco, che passò per Preggio nel 1212 e vi stabilì un conventino, dove i frati francescani risedettero fino al XVII secolo.

La chiesa di S. Francesco, annessa al convento nel 1223 divenne chiesa parrocchiale assumendo anche il nome di SS. Trinità. Nella prima metà del ‘900 la costruzione della strada di collegamento con Umbertide, la Via Nova, portò alla demolizione di un ampio tratto delle mura anche a favore dell’ampliamento e della sistemazione della piazza principale, sotto la quale, scendendo a sinistra la più antica ed erta via che portava al paese, si osserva quanto resta del conventino delle monache della Beata Colomba. Un muraglione sostiene la chiesetta e ne recinge il giardino antistante; a dire il vero si tratta di un giardino un po’ particolare dal momento che quello spazio ospitava l’antico cimitero del convento. All’interno della chiesa è conservato l’ affresco della Madonna delle Grazie, attribuito alla scuola del Pintoricchio, uno dei tesori artistici del paese. Si è citata l’Inquisizione, ebbene, basta alzare gli occhi all’orizzonte in direzione della strada di Col di Campana, tra il bivio per Umbertide e la strada per Castel Rigone, che di fronte a noi si presenta una costruzione massiccia: il palazzo dell’Inquisitore, che lì aveva stabilito la propria residenza estiva. Qualcuno ricorda ancora la presenza nelle cantine di una ‘camera della tortura’, con anelli al muro per legare i malcapitati durante i terribili interrogatori. Possiamo tuttavia risalire ancora più addietro nella storia poiché quell’ospedale, prima dei trovatelli ospitò viandanti e pellegrini, cui forniva ricovero e assistenza

come Ospitale della Confraternita di S. Maria della Misericordia di Preggio, i cui beni furono purtroppo incamerati dall’Ospedale della Misericordia di Perugia, dopo un lunghissimo contenzioso legale durato dall’unità d’Italia fino al 1911. A questi brevi cenni storici aggiungiamo le principali manifestazioni religiose e civili che possono servire di richiamo a visitare il paese: la Festa della Santa Spina, che ricorre il martedì dopo Pasqua, il Festival di Musica sacra e da camera, tra la seconda metà di luglio e la prima di agosto, la Sagra della Castagna in ottobre, che da oltre 40 anni attira uno straordinario afflusso di visitatori per degustare i piatti della tradizione locale di cui la castagna è il principale ingrediente.

 

Gabriella Vignoli

Insegnante e storica del territorio

 

 

 
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