antognolla-014.jpg
La vita sotto le bombe e i sacrifici del dopoguerra

Correva l’anno 1944. Il rumore delle bombe rompeva il silenzio intatto delle notti d’estate e svuotava i paesi costringendoli a cercare riparo tra le pendici del Monte Tezio. “Noi eravamo andati su un ricovero. Saremmo stati cento persone. Tutti accovicchiati stavamo su nà cava de terra. Siamo stati su stò ricovero quindici giorni. Se chiacchierava, se parlava ma toccava stà zitti perché passavano gli apparecchi sopra. C’era n’omino che diceva state zitti sennò ci sentono,e dico  ma ce vedono! Chè sentì n’ce sentono. Stamo ricoverati. Passavano gli apparecchi, loro dove vedevano movimento buttavano giù, eh! Ad un certo punto non c’era più niente da mangià. Allora c’era la moglie dell’ingegnere che era inglese e lei sapeva parlà. Allora noialtri sempre su stò ricovero su alti, allora stà signora andò giù parlò con un inglese e ce portò su l’pane, la cioccolata, ce portò su un po’ de roba che noialtri l’avevam finita. Dopo c’era n’contadino vicino e la donnina poretta scese giù c’avevamo n’po’ de farina per fa n’tantino de pane, ma sempre sotto le bombe!”. Non manca nemmeno qualche episodio tragicomico. “Allora tutto un tratto c’aveva n’fornellino per coce n’ovo a gas, lù poretto aveva messo giù sto ovo passa l’apparecchio, lù da la paura ha arvulticato ogni cosa. Dopo ce mettemo a ride”. A fare tesoro delle sue memorie è Alessandra Rossi, la Sandra, graziosa signora ottantottenne originaria di San Venanzo, piccolo borgo vicino Orvieto, moglie  da 62 anni  e  madre di due figli . Lasciato il suo paese natio si era trasferita nei pressi di Perugia per prestare lavoro come bambinaia ad una facoltosa famiglia dell’epoca  con la quale si era trasferita per  qualche tempo al castello di Antognolla prima che anche l’antico residuo di epoca medievale fosse raggiunto dai bombardamenti. Spettatrice dei numerosi passaggi di proprietà del castello, prima del conte Vistarini poi del Progresso agrario Umbro fino alla gestione di Agnelli attraverso la Sai, divenne testimone diretta della visita di una principessa tedesca arrivata per assistere ad  una mostra sulla lana organizzata all’interno del monumento.  Dopo aver lavorato sette anni per la famiglia del fattore, si era sposata dedicandosi  ai lavori di casa e alla raccolta occasionale di tabacco, pomodori, uva  dove si veniva pagati a giornata. “Eravamo tre o quattro donnine tutte donne sposate che facevano stò lavoro”. In tempo di guerra anche la donna a cui tradizionalmente erano riservati i lavori domestici era costretta a lavorare per raccimolare qualche soldo, utile per far fronte allo stato di indigenza in cui il Paese versava. I bombardamenti inoltre avevano distrutto parti delle strade rendendo difficili le comunicazioni e impedendo, nel caso della signora Sandra che i suoi genitori arrivassero per assistere al suo matrimonio. Ma l’avvento della tecnologia avrebbe iniziato a segnare una nuova epoca di benessere. “I miei figli stavano sempre al castello a vedè la televisione e ogni volta per chiamalli a cena era n’problema perché non volevano mai venì. Allora l’mì marito ha deciso alla fine de compralla anche lui.”

 

Silvia Mucci

Antropologa

 

 
torna in cima alla pagina

>Cerca nel sito

>In Evidenza