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Costruire una “coscienza del luogo”: il comune obiettivo su cui far convergere le energie locali

 

Pensare di avviare il processo costruttivo di una coscienza del luogo in un’area complessa qual è quella del territorio a nord di Perugia presuppone una conoscenza accurata e diffusa del “patrimonio territoriale” che essa possiede. Ma, va sottolineato, il patrimonio territoriale non è solo un insieme di valori ambientali, culturali e artistici. Esso include anche valori produttivi, sociali e urbanistici, E’ dunque un sistema complesso di valori diversi, non sempre perfettamente coincidenti e spesso in almeno parziale contrapposizione.

L’obiettivo del processo costruttivo, dunque, deve essere quello di trovare il modo in cui si possano esaltare in ogni istante e rinnovare nel tempo, senza compromettere i valori riconosciuti, le energie locali capaci di sostenere l’intero progetto.

Pertanto, il convergere di tutte le energie locali verso un comune obbiettivo presuppone un patto fra gli attori uniti nel riconoscere che la valorizzazione del patrimonio collettivo di cui dispongono costituisce la base materiale su cui si fondano prospettive di reddito e di benessere della collettività (in questa caso i residenti nell’area individuata e cioè Perugia Nord).

Un patto riconosce i valori fondativi presenti negli attori, li riunisce intorno a regole condivise di comportamento e raccoglie le loro volontà di garantirsi reciprocamente quali operatori di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente (nella prospettiva di una vera e propria sostenibilità ambientale) e della qualità del vivere (nella prospettiva di una vera e propria sostenibilità territoriale).

Si noti l’importanza del passaggio per la esplicitazione di una volontà di una convergenza su principii e regole condivise: nella prospettiva delineata, infatti, è proprio lo stesso patto a fornire, insieme alla dotazione patrimoniale riconosciuta, una base efficace e significativa per uno sviluppo equilibrato e duraturo.

Le regole e le garanzie appropriate emergono e si affermano insieme alla costruzione stessa di un progetto del genere di quello individuato: arrivare alla costruzione di “quel” progetto, infatti, significa stendere collettivamente e acquisire l’inventario dei beni pubblici che insieme sono condivisi e da qui derivare sia condizioni e prospettive di esercizio della solidarietà sia modalità di consolidamento delle reti fiduciarie tra le varie componenti sia le condizioni per l’esercizio dell’autonomia soggettiva e individuale degli abitanti nel rispetto della integrità del patrimonio inventariato.

E’ facile condividere l’idea, almeno in linea di principio, che un riconoscimento consapevole ed esplicito può indurre a comportamenti di autocontrollo sociale e orientare fasci di azioni virtuose.

E’ altrettanto facile aspettarsi che un processo del genere faccia evolvere la pianificazione verso forme di produzione sociale del territorio proprio attraverso la costruzione collettiva e cosciente dei suoi statuti ovvero dei principii basilari e delle regole che riguardano allo stesso tempo il come conservare e  il come trasformare il patrimonio disponibile.

Lo statuto dei luoghi è quindi un atto costituzionale, una consapevole espressione di quella «coscienza del luogo» di cui si è parlato nel precedente n.3 de “Il gruspigno”: “coscienza del luogo» da intendersi, si è scritto, come esplicito riconoscimento, da parte della comunità insediata in “quel” luogo, del valore differenziale ossia aggiuntivo, nella produzione di ricchezza durevole, del patrimonio territoriale e ambientale di cui si dispone.

Coscienza del luogo, costruzione collettiva delle scelte per un modello appropriato (coerente) e sostenibile di sviluppo e statuto del luogo si pongono pertanto come terminali di tre fasi precise e specifiche con cui arriva a maturazione un “progetto locale”, in senso autentico e non restrittivo, del termine: un progetto che metabolizza il superamento di norme e vincoli esogeni all'azione sociale, individuale e collettiva, e indirizza verso regole e patti per la trasformazione sorretti da un senso comune condiviso.

Dirlo è molto facile. Farlo è più difficile. Come si cercherà di ricordare in una delle prossime puntate, non sono pochi, infatti, gli ostacoli, anche di natura istituzionale, da superare o rimuovere.

 

Sergio Sacchi

Docente di Economia

Università degli Studi di Perugia

 

 

 
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