antognolla-014.jpg
Querce camporili, muretti a secco, viti maritate: conosciamo il patrimonio del nostro territorio!
Il paesaggio della zona dell’Ecomuseo Colli del Tezio e il paesaggio rurale umbro altro non sono che il risultato di una lunga serie di interazioni tra fattori umani e naturali e il frutto di una serie di attività antropiche succedutesi negli ultimi secoli. Negli ultimi decenni il progressivo abbandono delle zone meno produttive da una parte o la specializzazione agricola (con la scomparsa delle forme di conduzione tradizionali come la mezzadria), hanno agito sul paesaggio, in diversa misura e per ciascun ambito spaziale, trasformandolo profondamente e in maniera rapida e irreversibile. 
Già negli anni sessanta Henri Desplanques, parlando delle campagne umbre, notava che “Il crollo del sistema mezzadrile rispecchia e materializza il rinnovamento sociale e culturale della nuova Italia, dove niente è più come prima”, tanto che gli aspetti rivoluzionari di questo mutamento sono stati tali da scuotere e modificare “le persone, le società, i quadri naturali e i rapporti sociali e produttivi”. Se da un lato l’affermarsi della mezzadria aveva sapientemente costruito il paesaggio della coltura promiscua “con i filari e gli alberi da frutto in mezzo ai seminativi”, dove un’agricoltura intensiva e di sussistenza non lasciava spazi all’incolto e stratificava la produzione su livelli sovrapposti, la specializzazione agricola (affermatasi successivamente grazie allo sviluppo della tecnologia e in conseguenza delle nuove regole di mercato), la meccanizzazione e l’agricoltura estensiva, il mutare quindi degli ordinamenti colturali ne hanno determinato la disgregazione: sono così progressivamente scomparse scarpate e ciglioni, sono state abbattute le grandi querce e ovunque si è diffusa la monocoltura cerealicola.
E’ questo il nesso di causa ed effetto tra il paesaggio e i cambiamenti verificatisi all’interno del sistema produttivo agricolo italiano e della struttura sociale del lavoro nelle campagne: abbandono, specializzazione, contoterzismo sono gli elementi caratterizzanti un settore primario fondato sulla logica del profitto e all’interno del quale sembra irrimediabilmente venuta meno la preoccupazione per “la conservazione e miglioramento di un patrimonio lasciato dalle generazioni precedenti”. Con logica opposta ma convergente, il paesaggio agrario subisce anche l’impatto di estesi fenomeni di abbandono dell’attività agricola delle aree marginali (a favore di quelle più fertili e redditizie) e di conseguente rinaturalizzazione da parte del bosco, fenomeni legati al forte spopolamento che ha caratterizzato l’area collinare negli ultimi cinquant’anni, alla debolezza del sistema socio-economico, alle mutate condizioni di operatività e redditività delle aziende agricole.
In Umbria, d’altro canto, la grande varietà di “paesaggi” sembra sopravvivere anche in relazione ai differenziati ambiti subregionali (i bacini quaternari con il loro mosaico di terreni agrari, l’alta collina flyscioide, la montagna calcarea). Il territorio è ancora caratterizzato da una molteplicità di aspetti naturali e umani che si integrano mirabilmente tra loro, disegnando un paesaggio di particolare pregio ambientale, ma anche ricco di storia. Piccoli villaggi e ruderi di castelli, arroccati sui fianchi dei monti, scrutano la vallata sottostante solcata da filari di salici e pioppi cipressini che si sviluppano lungo un torrente. I diversi appezzamenti dei campi coltivati, dei pascoli e seminativi sono talvolta ancora delimitati da stradine di campagna, da siepi naturali e da antichi muretti a secco; al loro interno ogni tanto troviamo ancora le querce “camporili”, cioè alberi isolati, generalmente querce, lasciati storicamente per il riparo dei pastori e degli animali dal calore estivo. Senza dimenticare la rete di case coloniche distribuite nel territorio.
Nel territorio dell’Ecomuseo Colli del Tezio, con visione a grande scala, la compresenza di forme vecchie e nuove sembra appena percettibile; in particolare la collina rappresenta l’ambito spaziale a più alto tasso di conservazione nella irregolare alternanza di lembi di bosco, oliveti e vigneti, terrazzamenti con muri a secco e campi nudi con querce camporili. Ma per quanto tempo ancora?
Si è qui descritta una serie di aspetti fondamentali del paesaggio regionale, quelli che ne delineano la sua identità, sia quelli storico-architettonici che naturalistico-ambientali. Valori “diffusi”, come le querce camporili, le siepi e i filari, esito di specifiche modalità di organizzazione dello spazio rurale e del lavoro umano, sono sempre più minacciate: è in atto una lenta e progressiva scomparsa della rete di muretti a secco presenti in collina e una progressiva rarefazione degli elementi “camporili” che formavano il tessuto diffuso al centro dei poderi, cioè la componente arborea in pianura (querce camporili, viti maritate, alberi di confine), contribuendo alla scomparsa di alcuni degli elementi principali di varietà del paesaggio rurale.
La qualità del paesaggio agrario rappresenta una ricchezza per le nostre aree rurali. Le trasformazioni del paesaggio possono incidere sulla capacità di attrattiva del territorio e sulle sue possibilità di valorizzazione. Per tale motivo è importante essere coscienti di questo patrimonio, conoscerlo per difenderlo e farlo apprezzare da chi verrà dopo di noi.
Antonio Brunori
Dottore Forestale e Docente a contratto di
Selvicoltura e Assestamento Forestale
Università degli Studi di Perugia
In collaborazione con Luana Ilarioni,
dottoranda in Arboricoltura,
Università di Perugia
 
torna in cima alla pagina

>Cerca nel sito

>In Evidenza