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Monte Tezio 2009. La terza campagna di scavo
L’orizzonte lontano di Perugia culmina nella rassicurante dorsale delle cime gemelle di monte Tezio. Quasi ritagliate nel cielo. Un segno, un riconoscibile perno territoriale, un limite visivo, ma anche il simbolo della città estesa. Un sicuro confine politico.  Di qui e da una serie documentale di indizi topografici, già noti e comunque facilmente rilevabili sul terreno, si è concepita, anni fa, l’idea di uno scavo della sommità del monte. Interessava coglierne concretamente, in superficie e più ancora in profondità (l’unico modo possibile), la storia prolungata, delineare possibili configurazioni occupazionali e riscontrare tracce di frequentazione, insomma interessava la scoperta del vissuto quotidiano di genti che, generazione dopo generazione, erano riuscite nell’intento di mutare l’aspetto originario della cima riconducendolo pressoché alla forma attuale. Quasi plasmandone l’assetto, certo rapportando quest’ultimo alle proprie mutevoli (e difficili) situazioni di vita, alla propria sicurezza e continuità. 
Quello che oggi visivamente e volumetricamente abbiamo di fronte è, però, con evidenza, l’assetto residuale di un impegno costruttivo di recinzione della cima che si è gradualmente usurato misurandosi con l’abbandono e con l’involontaria azione combinata degli elementi e dell’uomo. Ne risulta un orizzonte innaturalmente piatto per depositi di terra, che sono andati a colmare gli ampi fossati perimetrali esterni, e per rasature e rovina dei margini di ciglio, in origine verosimilmente rialzati e disposti a protezione dell’area racchiusa all’interno.
Questa la percezione, molto tattile ma anche molto sicura, di chi professa archeologia sul campo. E poi interessava  un’esperienza di scavo in quota, a suo modo di limite, ripagante soprattutto per l’ardua novità dell’impresa. Ma anche per la sua stessa prevista ciclicità. Volta, quest’ultima, ad ottenere risultati certi, confortati da una sistematica e prolungata attività esplorativa quanto anche da riscontri documentali interdisciplinari”.
L’antefatto (che replica parole già in un recente passato pronunciate e scritte) mantiene del tutto inalterato il proprio messaggio di attualità. Una attualità che, tuttavia, a chi scrive pare sempre meno percepita e sempre più oggettivamente documentata. Come è nelle aspettative e come deve essere nella strategia di conduzione di un intervento di scavo. Qualsiasi. Qui come altrove.
In particolare, la campagna 2009 si è sviluppata ancora all’interno e a cavallo della recinzione perimetrale ellittica che racchiude l’area sommitale di Monte Tezio interessando un tratto sempre più allungato (e allargato) del settore occidentale della cima per una estensione di superficie superiore ormai ai 450 metri quadrati.
Lo scavo ha consentito una sostanziale verifica di quanto già ampiamente acclarato nel corso delle campagne 2007 e 2008 ovvero ha ribadito una fase di presenza e di occupazione prolungata, ancorché verosimilmente ricollegabile a cicli stagionali, della cima del monte da parte di un nucleo consistente di popolazione. Tuttavia almeno una differenza pare essersi riscontrata nel corso della campagna 2009. E tutt’altro che marginale. L’orizzonte culturale e cronologico, che la compatta generalità dei materiali ceramici rinvenuti nei primi due anni di scavo valeva ad assegnare con qualche puntuale attendibilità entro una fase finale dell’Età del Bronzo, fra II e I millennio a.C., sembra, sulla scorta di nuovi rinvenimenti, protrarsi fino alla prima Età del Ferro. Se così fosse, come peraltro pare probabile (sempre in attesa delle risultanze degli interventi di restauro e di prima documentazione programmati per i prossimi mesi estivi e autunnali), ne scaturirebbe una storia della situazione insediamentale di cima certamente più complessa e articolata. Per quanto ancora scarsamente documentata. E, dunque, proprio per questo, non ancora circostanziatamente meglio definibile. Materiali e cinta, quest’ultima finalmente, oggi, soprattutto evidenziata dal ricorrere di una sorta di paramento esterno ottenuto mediante infissione a terra di grandi lastre di calcare disposte di taglio e destinate al contenimento della spessa muratura retrostante realizzata a secco e in terrapieno rilevato, appaiono sempre più come perfettamente coerenti.
Niente, tuttavia, al momento, induce ancora a pensare a mutamenti di destinazione del sito da perno strategico di controllo territoriale, da presidio comunitario e da luogo di stagionale aggregazione di armenti a centro di culto, secondo schemi di continuità occupazionale e di discontinuità di ruolo spesso, a congrua distanza di tempo, riscontrati in analoghe situazioni d’altura.
Gli unici rinvenimenti non in fase risultano, ancora una volta, imputabili alla frequentazione moderna e attuale della sommità. Non rimane che ribadire, anche in conclusione come già in apertura, quanto affermato in un recente passato (al solito, da chi scrive). I risultati conseguiti nel corso della campagna 2009, anche se appaiono per molti versi ancora interlocutori (lo scavo è così: comporta procedure e tempi di esecuzione lenti e fasi di documentazione e di studio altrettanto lente), “confermano l’importanza e la peculiarità del sito consentendo opportunità di ricerca e di documentazione scientifica nuove e di rilevante importanza. Soprattutto perché la situazione riscontrata a Monte Tezio sembra proporsi sempre più come una testimonianza archeologicamente non manomessa e non obliterata nel corso del tempo. Proprio per questo il sito sembra, dunque, sempre più configurarsi come un qualificante ed esemplare modello di struttura insediativa territoriale regionale fra protostoria  e storia”.
Lo scavo, da ultimo, proprio perché intende sempre più proporsi come contributo conoscitivo concreto e non marginale nel quadro dell’importante dibattito scientifico che da qualche tempo investe, con il Tezio ed oltre il Tezio, l’intero comparto territoriale a Nord di Perugia, è divenuto ormai coinvolgente oggetto di studio e soggetto di tesi di laurea molteplici (si veda riquadro a fianco).
L’appuntamento, prima dello svolgersi della quarta campagna di scavo, la cui esecuzione è prevista nell’arco del 2010, è per una pubblica presentazione dei risultati. A più voci. E per contributi interdisciplinari che valgano ad associare e ad incrociare, in corretta sinergia, competenze diversificate e documentazione acquisita. Fra Inverno 2009 e Primavera 2010.
Maurizio Matteini Chiari
Docente di Urbanistica del Mondo Classico
Università degli Studi di Perugia
Direttore della Campagna di Scavo
 
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