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Nella cronaca dal fronte i drammi della guerra
“So partito per la guerra il 3 de gennaio del ‘41, so stato mandato ad Ancona al 93 fanteria. Lì semo arrivati a Chiaravalle con gli anziani, poi gli anziani sono andati in Jugoslavia e noi a fa l’campo a Fabriano, dove ce n’segnavano a tirà. L’27 agosto semo arrivati a Bari, semo m’barcati e semo sbarcati a le bocche de Cattaro chiamate così perché è n’pezzo de mare ristretto, è come na fortezza. Anche nella prima guerra mondiale era tenuto come un riparo, un posto de sicurezza. Sem partiti da Cattaro, semo andati a Gracovo e lì em trovato da fa. Semo arrivati e semo subito stati accerchiati. Siccome la mì compagnia era de rinforzo e andava dove c’era bisogno e sicché venivon gli apparecchi a portà l’sale, toccava gillo a pijà: c’eran quattro carri armati piccoli e semo passati n’mezzo a due de questi che tiravon per andà a prende stì sacchetti de sale. L’2 de dicembre n’vece, dovevamo arrivà su un forte che era de la prima guerra mondiale, dovevamo andà lassù a vedè se c’erano i ribelli (ndr gli slavi) e n’vece l’em trovati prima.
E lì è stato n’giorno brutto. Rignicoli che era stato n’licenza, ch’era n’ragazzo tanto bravo tanto bono, ha preso na fucilata, gli hanno aperto la pancia ma non gli hanno toccato i budelli. L’portaferiti che era uno de Perugia, un certo Sperandio e uno de Modena Monari l’han preso ma pel portallo via han ferito Monari. A Monari na pallottola de rimbalzo gli ha preso ta l’elmetto, gli ha fatto n’buco ta la fronte. Allora Sperandio ha carcato Monari e ha lasciato gì Regnicoli e Regnicoli è rimast t’lì. Sarà morto. Dopo l’primo attacco l’capitano ha chiamato la prima squadra avanti e Capriotti era de la prima  squadra. Non ha fatto manco dieci metri e Capriotti è morto. L’capitano doveva pensà ad artornà, no a gì avanti che nn’era caso. Questa è n’opinione mia: se tiravon da tutte le parti dove dovevamo gì? A la sera semo arrivati giù coi feriti ma l’peggio era sto Monari che gli evon abozzato la testa. Lì ce semo stati dal 2 al 26 dicembre. L’26 so arrivati i rinforzi e semo arpartiti ma eravamo affamati. A me m’era venuto a trovà n’paesano ma più che paesano semo arrivati n’sieme, em fatto i birichini n’sieme. Lui era calzolaio. M’è venuto a trovà, m’ha portato i fichi secchi, m’ha portato n’po’ de biscotti e poi me so addormentato ch’ero morto. L’giorno de Natale gli ufficiali han fatto le pagnotte de granturco e ce ne hanno date una per una e poi un pezzetto de carne de mucca, ma piccolo, nn’era niente. Allora io me so fatto dà l’pastrano (ndr cappotto) da Fiorenzoni so gito a macinà l’granturco coi sassi e poi ne ho fatte due saccocciate e l’giorno de Natale l’em fatto bollì. Em cavato la fame n’quel modo”.
Luigi Pippi torna dal fronte nel ‘44 e viene assunto come dipendente ad Antognolla, in qualità di muratore. Lì Gigino conoscerà anche la Sandra con cui non molto tempo dopo convolerà a nozze. La fine della seconda guerra mondiale farà chiudere i battenti alla società mezzadrile e spingerà i contadini a cercare lavoro come operai all’interno delle fabbriche. I ricordi della guerra rimarranno impressi nel cuore e nella mente di Luigi che, nonostante l’età, ancora non dimentica le vite spezzate, le fughe rocambolesche, i luoghi attraversati, la paura, il dolore per la perdita un amico, gli scampoli di gioia strappati all’atrocità dei bombardamenti, la solidarietà che si respirava tra i suoi compagni al fronte.
Silvia Mucci
Antropologa
 
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