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Archeologia in quota: lo scavo su monte Tezio
Studenti impegnati nelle attività di scavoL’orizzonte lontano di Perugia culmina nella rassicurante dorsale delle cime gemelle di monte Tezio. Quasi ritagliate nel cielo. Un segno, un riconoscibile perno territoriale, un limite visivo, ma anche il simbolo della città estesa. Un sicuro confine politico. 
Di qui e da una serie documentale di indizi topografici, già noti e comunque facilmente rilevabili sul terreno, si è concepita l’idea di uno scavo della sommità del monte. Interessava coglierne concretamente, in superficie e più ancora in profondità (l’unico modo possibile), la storia prolungata, delineare possibili configurazioni occupazionali e riscontrare tracce di frequentazione, insomma interessava la scoperta del vissuto quotidiano di genti che, generazione dopo generazione, erano riuscite a mutare l’aspetto originario della cima riconducendolo pressoché alla forma attuale. 
Quello che oggi abbiamo di fronte è, però, con evidenza, l’assetto residuale di un impegno costruttivo di recinzione della cima che si è gradualmente usurato misurandosi con l’abbandono e con l’involontaria azione combinata degli elementi e dell’uomo. Ne risulta un orizzonte innaturalmente piatto per depositi di terra, che sono andati a colmare gli ampi fossati perimetrali esterni, e per rasature e rovina dei margini di ciglio, in origine verosimilmente rialzati e disposti a protezione dell’area racchiusa all’interno.
Questa la percezione, molto tattile ma anche molto sicura, di chi professa archeologia sul campo.
E poi interessava un’esperienza di scavo in quota, a suo modo di limite, ripagante soprattutto per l’ardua novità dell’impresa. Ma anche per la sua stessa prevista ciclicità volta, quest’ultima, ad ottenere risultati certi confortati da una sistematica e prolungata attività esplorativa quanto anche da riscontri documentali interdisciplinari.
Lo scavo, eseguito su concessione rilasciata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali alla Fondazione Ecomuseo Colli del Tezio, con il supporto logistico della Comunità Montana dei Monti del Trasimeno e sotto la direzione scientifica dell’Università degli Studi di Perugia, ha preso avvio nel 2007. Si è replicato nel 2008 e si replicherà ancora il prossimo anno. 
In particolare l’intervento di scavo 2008, sviluppatosi ancora all’interno della recinzione perimetrale ellittica che racchiude l’area sommitale di Monte Tezio (assi m. 180 e m. 160, rispettivamente), ha interessato un tratto ormai molto esteso del settore occidentale per una superficie di 300 metri quadrati all’incirca. Una seconda trincea di scavo, per una superficie di 100 metri quadrati, ortogonale e in ricercata discontinuità rispetto alla precedente, è stata aperta poco sotto la quota di cima. 
Veduta aerea della cerchiaia sulla sommità del monte Tezio, interessata dalle attività di scavo. (foto: Sergio Sisani)Mentre la fascia perimetrale, come nel 2007, è apparsa interessata da depositi talora potenti di terra, di detriti e, soprattutto, di materiali e di ossa animali, la seconda trincea è risultata spoglia e solo segnata sul terreno, al di sotto di un sottile strato di terreno, da ripetuti e isoorientati affioramenti naturali di roccia. 
Lo scavo ha consentito una sostanziale verifica di quanto già ampiamente documentato nel corso della campagna 2007 ovvero ha riscontrato una fase di presenza e di occupazione prolungata, ancorché verosimilmente ricollegabile a cicli stagionali, della cima del monte da parte di un nucleo consistente di popolazione. L’orizzonte culturale e cronologico, che la compatta generalità dei materiali ceramici rinvenuti vale a definire ormai con puntuale attendibilità, è un orizzonte che risale alla fase finale dell’Età del Bronzo, fra II e I millennio a.C. 
Ciotola a fondo ombelicato
Materiali e cinta, oggi ancora soprattutto evidenziata da un terrapieno in rilevato ma più probabilmente in origine realizzata mediante una spessa muratura a secco per sovrapposizione di elementi lapidei forse anche contenuti entro palizzata lignea (tuttavia ancora da indagare), appaiono ormai come perfettamente coerenti. 
Non risultano, ad oggi, documentate fasi di occupazione successive. Niente, al momento, induce a pensare a mutamenti di destinazione del sito da perno strategico di controllo territoriale e da presidio comunitario a luogo di culto, secondo schemi di continuità occupazionale e di discontinuità di ruolo spesso riscontrati in analoghe situazioni d’altura. Gli unici rinvenimenti non in fase risultano, difatti, imputabili alla frequentazione moderna e ancora attuale del luogo.
I risultati conseguiti nel corso della Campagna 2008, anche se appaiono per molti versi ancora interlocutori, confermano l’importanza e la peculiarità del sito consentendo opportunità di ricerca e di documentazione scientifica nuove e di rilevante importanza. Soprattutto perché la situazione riscontrata a Monte Tezio sembra proporsi sempre più come una testimonianza archeologicamente non manomessa e non obliterata nel corso del tempo. Proprio per questo il sito sembra, dunque, sempre più configurarsi come un qualificante ed esemplare modello di struttura insediativa territoriale regionale fra protostoria e storia. 
Lo scavo, da ultimo, intende anche proporsi come contributo concreto e non marginale nel quadro dell’importante dibattito scientifico che da qualche tempo investe, con il Tezio ed oltre il Tezio, l’intero comparto territoriale a Nord di Perugia.
 Le campagne di scavo sul monte Tezio, avviate nel 2007 e proseguite nel 2008, sono dirette dal Prof. Maurizio Matteini Chiari del Dipartimento di Scienze Storiche, Sezione di Scienze Storiche dell’Antichità, dell’Università degli Studi di Perugia e coordinate sul campo e nelle attività di laboratorio e di documentazione dalla Dott.ssa Laura Matacchioni della 1a Scuola di Specializzazione in Archeologia, Università “La Sapienza” di Roma; vi hanno partecipato una quarantina fra studenti e laureati dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università della Tuscia di Viterbo. Entrambe le campagne di scavo sono state precedute da una serie di rilevazioni mediante strumentazione GPS e da una serie di azioni di rilievo mediante stazione totale. La generalità di questi interventi è stata realizzata dal Prof. Otello Grassi e dai suoi tirocinanti del Centro di Formazione e Ricerca “Nicola e Giovanni Pisano” di Perugia. Lo scavo richiede inoltre la reiterazione di voli ravvicinati allo scopo di ottenere una documentazione fotografica dal cielo del sito, rapportata a condizioni climatiche, stagionali e di luce differenziate, da prospettive zenitali e oblique. Tale documentazione è solitamente affidata all’Ing. Sergio Sisani.Alla Prof.ssa Paola Comodi e alla Dott.ssa Alessia Mignani del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Perugia è demandato lo studio chimico mineralogico e petrografico dei materiali volto a verificare l’età, le tecnologie produttive, i siti di approvvigionamento delle materie prime e gli eventuali contatti e rapporti con le realtà culturali limitrofe. Infine al Prof. Francesco Parillo del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Camerino è demandato lo studio delle ossa animali. 

Spillone in bronzo (particolare)

Prof. Maurizio Matteini Chiari
Università degli Studi di Perugia, docente di Urbanistica del Mondo Classico, direttore delle campagne di scavo
Dott.ssa Laura Matacchioni
1a Scuola di Specializzazione in Archeologia, Università “La Sapienza” di Roma, coordinatrice delle campagne di scavo.

 
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